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Scritto da Carmelo Galati
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giovedì 10 luglio 2008 |
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di Teresa Cannarozzo Sono apparse recentemente sulla stampa nazionale alcune dichiarazioni deflagranti dell’Assessore ai Beni Culturali (il medico Antonello Antinoro), circa la sua determinazione di cedere a privati per alcuni decenni i siti archeologici più importanti della Sicilia, come la Valle dei Templi di Agrigento (sito UNESCO), il teatro greco di Siracusa, quello di Taormina, etc…..L’obiettivo sarebbe quello di incassare dei canoni e di fare costruire varie opere; nel caso di Agrigento l’Assessore desidererebbe migliorie sul tracciato della strada Palermo-Agrigento e un eliporto; in altri casi alberghi, musei, etc… La proposta ha suscitato sconcerto, reazioni allarmate e dissenso anche da parte di esponenti della coalizione di centro destra, ma è stata difesa dal Presidente che ha cercato di fornire rassicurazioni sul massimo rigore che sarebbe stato praticato per l’arruolamento dei privati. L’Assessore, viste le reazioni, ha precisato ulteriormente il suo pensiero, escludendo al momento la Valle dei Templi e sottolineando che sarà costituito un apposito comitato che affinerà la proposta, che saranno coinvolte banche e fondazioni e che si ricorrerà anche a concorsi di idee. Precisazioni che preoccupano ancora di più perché rivelano l’assenza di un serio progetto di sviluppo della risorsa “turismo”, obiettivo che pretenderebbe una politica integrata tra diversi assessorati e la costruzione di una filiera produttiva partecipata da molti soggetti pubblici e privati. L’Assessore probabilmente non ha avuto il tempo di riflettere bene sugli argomenti che ha lanciato e non è stato assistito in maniera adeguata dal suo staff. Sembra opportuno quindi ricordare al nuovo Assessore che a partire dal 1999, anno in cui furono approvate le Linee Guida del Piano Paesistico Regionale, che costituì il primo lodevole screening delle risorse culturali (in senso lato) del territorio regionale, l’amministrazione regionale (Assessorato Territorio e Ambiente in concerto con i Beni Culturali) commissionò all’Università di Palermo una serie di studi e analisi per approfondire le Linee Guida, che dovevano confluire nel Piano Territoriale Urbanistico Regionale. L’Università consegnò gli studi nel 2001 ma il governo Cuffaro lasciò decadere ogni iniziativa. L’Assessore Antinoro è informato di questi precedenti? La Sicilia è dotata naturalmente di uno straordinario patrimonio storico, architettonico, naturalistico, paesaggistico, archeologico, geologico, vulcanico, termale, artistico, al quale bisogna aggiungere il sistema costiero, il clima eccellente e il fascino dei centri storici, anche quelli più piccoli e semi abbandonati. A questo proposito è il caso di ricordare che anche in Italia sono in corso esperimenti di trasformazione di piccoli centri storici in “paesi albergo”, come sta avvenendo a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo, a Colletta di Castelbianco in Liguria e in altre regioni. Alcune delle risorse territoriali di cui sopra sono note, conclamate e introdotte tra i siti UNESCO; alcune dovrebbero essere ulteriormente censite, comunicate e valorizzate. Il problema di fondo è che tali risorse non si trasformano da sole in “risorse turistiche”; esse costituiscono in genere un’offerta turistica potenziale, che per diventare effettiva, ha bisogno di politiche e di strategie appropriate, in cui il privato può avere un ruolo, come prevede il Codice dei Beni Culturali e come avviene in alcune realtà regionali, nazionali e internazionali. E’ a tutti noto che nonostante l’esistenza di tale patrimonio, le economie derivanti dal turismo regionale sono di poca entità se si confrontano con quelle della sola Rimini, in Emilia Romagna. Per rimanere nel campo delle risorse di conclamato valore internazionale come la Valle dei Templi, dove per altro una serie di servizi aggiuntivi sono già effettuati da una società privata, il problema, anche questo noto a tutti e ampiamente documentato, è che i turisti si fermano troppo poco, dormendo ad Agrigento ben che vada, una sola notte. Bisognerebbe quindi ampliare l’offerta inserendo nei pacchetti turistici, altre risorse come il centro storico, il turismo balneare, il diportismo nautico, le zone di interesse ambientale che ricadono nei comuni confinanti come la Scala dei Turchi, la riserva di Torre Salsa, le Maccalube di Aragona, etc…. Una città che vuole attrarre maggiori risorse dal turismo deve progettare sé stessa in maniera adeguata e offrire servizi pensando a diverse tipologie di turisti e non solo a quelli che arrivano nei pullman dei viaggi organizzati. Ci riferiamo al turismo individuale, al turismo giovanile, al turismo naturalistico, al turismo gastronomico per i quali bisogna prevedere carte turistiche, trasporto pubblico, cartellonistica, itinerari, visitor center, siti archeologici, musei e monumenti aperti tutta la settimana, biglietti unici, ostelli della gioventù, campeggi, alberghi e quant’altro insegnano le numerose esperienze derivanti da una efficace politica del turismo riscontrabili in Italia e all’estero. Se ad Agrigento, luogo mitico di rilevanza mondiale si manifestano le criticità prima accennate, figuriamoci quelle riscontrabili in altre realtà meno prestigiose a cominciare da Palermo, Piazza Armerina, etc… Le proposte dell’Assessore, ribadite dal Presidente, denotano un deficit di conoscenza dei problemi che si vorrebbero affrontare e le richieste a casaccio di eliporti, strade, alberghi e nuovi musei, sono una scorciatoia inaccettabile di fronte alle potenzialità del territorio regionale e alle disfunzioni rilevabili, spesso ascrivibili all’amministrazione regionale e agli enti locali. Il buon senso vorrebbe che le proposte scaturissero da analisi appropriate, di cui, come accennato prima, la Regione dispone e che dovrebbero essere solo aggiornate. Si tratta di trasformare le risorse territoriali presenti in “risorse turistiche” a partire da una seria politica regionale del turismo da condividere con gli enti locali, nell’ambito di un progetto complessivo di sviluppo nel quale i privati possono essere collocati, con ruoli circoscritti, specificati dagli enti pubblici che governano il territorio alle varie scale. Palermo 6 luglio 2008
*pubblicato su Repubblica Palermo dell’ 8 luglio 2008 con il titolo “Un assessore impreparato sulla gestione dei monumenti”)
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Scritto da Carmelo Galati
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domenica 29 giugno 2008 |
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DI MELINDA ZACCO Lunedì 30 giugno 2008 alle ore 22,15 su TGS sarà trasmesso lo “Speciale Cultura” dal titolo CONOSCERE E VIVERE ideato e condotto da Melinda Zacco, con la consulenza organizzativa del prof. Ninni Gullo e la consulenza storica del dott. Pietro Maniscalco. Lo “Speciale” tratterà due argomenti di cultura: 1. Palazzo Sclafani, che custodisce i resti di un’antica casa romana, fu il primo ospedale di Palermo. Sempre in questo luogo fu costruita la prima “Ruota degli esposti” a Palermo, ovverosia quel luogo dove vengono abbandonati i neonati non desiderati. 2. San Benedetto il Moro, compatrono di Palermo, un uomo straordinario e di grande umiltà che nel nome di Gesù ha operato diverse guarigioni miracolose, non solo, ma attorno al quale sono sorte bellissime leggende. Il suo culto si diffuse dalla Sicilia fino in Italia, in Spagna, nel resto dell'Europa e dell'America del Sud.
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Scritto da Carmelo Galati
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domenica 01 giugno 2008 |
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Maurizio Carta presenta il suo libro che analizza alcuni fermenti e i limiti culturali PALERMO, CITTÀ CREATIVA TRA RISORSE E ZAVORRE* Le potenzialità del cosiddetto "capitalismo di territorio" e la proposta di un patto tra pubblico e privato di PAOLA NICITA Le città come risorsa creativa, come luogo di ispirazione: ma anche come luogo da ridisegnare proprio attraverso la creatività, ponendo in relazione una serie di campi d´indagine che appaiono - erroneamente - distanti. "Creative City" è il titolo del nuovo libro dell´architetto Maurizio Carta, docente dell´Università di Palermo, che sarà presentato stasera alle 19 da Expa, in via Alloro; insieme all´autore intervengono Luigi Prestinenza Puglisi e Gianfranco Marrone. Punto di partenza dell´investigazione è il filo conduttore che ha caratterizzato la decima edizione della Biennale di Architettura di Venezia, quella del 2006, diretta da Richard Burdett che proponeva come tema di riflessione "Città, Architettura, Società", e che per la prima volta aveva un appendice in un´altra città, Palermo per l´appunto, dove proponeva una tranche espositiva sul tema "Città - Porto". Città, architettura e società sono gli elementi da cui partire per dipanare una matassa per la verità complicata e ingombrante, specie quando si tratta di individuare concreti canoni di riferimento, ovvero: come trasformare realmente le città in luoghi deputati alla creatività, e soprattutto come capitalizzare quest´ultima? A questo interrogativo Maurizio Carta risponde: «Come prima cosa occorre ampliare il proprio punto di vista. Non si può più ragionare per settori, l´uno indipendente dall´altro, ma bisogna imparare a porre in relazione svariati fattori, ciascuno dei quali potrà contribuire attivamente ad un aspetto dello sviluppo». Le città prese in esame dalla campionatura di "prototipi", nel libro, sono realtà ormai rodate e conosciute, da Rotterdam all´immancabile Barcellona: altre sono città più piccole, ma validi laboratori per una sperimentazione che ha dato sicuramente frutti molto interessanti. Si prenda per tutti il caso di Newcastle: una città ormai prossima allo smantellamento, che dopo aver registrato il fallimento sull´industria economica più tradizionale, ha deciso di puntare tutto sulla cultura, creando un museo e un auditorium che sono diventati il cuore pulsante della città. Eccola qui la cultura capace di determinare, creare e modificare la destagionalizzazione e i flussi turistici, e dunque l´economia: ma come fare per una realtà più complessa e sicuramente molto meno progredita come quella della nostra città, che Maurizio Carta pone comunque nel novero delle città creative nel suo libro? Spiega l´autore: «Palermo ha un potenziale composto dal cosiddetto "capitalismo di territorio": clima, paesaggio, qualità della vita. Queste sono le nostre risorse, quelle sui cui puntare in modo non più frammentato ma finalmente organico». Che Palermo costituisca un caso a sé, si comprende dagli esempi individuati nel libro, alcuni dei quali a distanza di poco tempo hanno subìto un cambiamento sostanziale: lo smantellamento dell´Ufficio Grandi Eventi - individuato come punto importante da Carta - e degli addentellati ad esso connessi, sono l´emblema del risultato di una cultura troppo ed esclusivamente connessa alla politica o più spesso a volte alle simpatie personali: e che così non si vada lontano se si vuole dar vita ad un serio progetto culturale è lapalissiano. Del resto si è provveduto a cancellare manifestazioni culturali di successo come L´immagine leggera o il Festival sul Novecento, senza spiegazioni se non quelle di avversione politica. Altro luogo individuato da Maurizio Carta come laboratorio per la creatività sono le Officine del Porto, delle quali non si sono avute recenti notizie; ma Carta - che collabora con le Officine - rassicura: «Tra un paio di settimane presenteremo i risultati dei progetti relativi al nuovo waterfront del porto della città». Se Bilbao è ancora lontana, con il suo mega museo contemporaneo che vive a fianco dei piccoli bar dei pescatori, Palermo avrebbe delle buone possibilità di realizzare un progetto di capitalizzazione della cultura. Ma qual è la via da seguire? È presto detto: una riflessione complessiva sulla città, un "patto culturale" che ponga in stretta relazione le istituzioni e rafforzi i legami tra pubblico e privato. Una struttura così articolata è più difficile da smantellare, anche se si susseguono presenze e correnti politiche differenti. Produrre sviluppo concreto, patrimonializzando la cultura, renderebbe più difficile cancellare il passato. Dice Carta: «Ripartire dalla progettazione e pianificare la città è un altro passaggio essenziale; Palermo rimane bloccata dalla sua cinta muraria, è una città monocentrica. Che poi si deve invece confrontare con le presenze di città della prima cintura, la valle dell´Oreto, Villabate, Isola delle Femmine: è un pendolarismo che grava sulla città, non la vede alleggerirsi. Mentre oggi sempre di più si parla di bipolarismo, di sistemi metropolitani che uniscono ad esempio grandi città come Roma e Napoli». *Articolo pubblicato su La Repubblica domenica 1 giugno 2008 |
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Scritto da Carmelo Galati
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venerdì 29 febbraio 2008 |
Si sblocca l'iter per la realizzazione del Parco urbano d'Orleans. Questo pomeriggio, la Giunta municipale ha approvato l'atto preliminare di transazione sottoscritto da tutte le ditte componenti l'associazione temporanea di imprese aggiudicataria dell'appalto. Con lo stesso provvedimento, la Giunta municipale ha autorizzato la stipula del contratto definitivo di transazione con l'Ati, composta dalle imprese "Tecnital Spa", "Icaro ecologi Srl", ed "Agricoltura e giardinaggio Sas"; inoltre si dà atto che, in base alla transazione, l'importo da corrispondere all'Associazione temporanea di imprese ammonta a 908.385 euro, Iva inclusa. I lavori per la realizzazione del Parco si erano interrotti a causa di un'informazione trasmessa al Comune dalla Prefettura di Catania circa la mancanza di un requisito di legge per una delle imprese che compongono l'Ati. Fino alla sospensione, era stato realizzato circa il 40% dei lavori previsti dal progetto. Successivamente, la stessa Prefettura di Catania ha revocato l'informazione precedentemente trasmessa e rilasciato il nulla osta. Una volta stipulato il contratto definitivo di transazione, i lavori potranno, perciò, riprendere. La sottoscrizione della transazione definitiva e la ripresa dei lavori avverranno entro la fine del prossimo mese di marzo. In base alle previsioni dei tecnici, la realizzazione del Parco dovrebbe essere portata a termine entro la fine della primavera 2009. L'intervento darà vita alla più grande area a verde della città dopo il Parco della Favorita. Con oltre 255 mila metri quadrati di estensione, il Parco d'Orleans comprenderà parte di quello che fino ai primi del XX secolo era il "Giardino d'Orleans", a sud-est del nucleo antico della città. Quest'ultimo, in origine, si sviluppava lungo il fiume Kemonia. L'allestimento punta a creare un paesaggio dai connotati essenziali, ma sicuramente suggestivi, nei quali si potrà cogliere la rievocazione del "giardino perduto". Sarà creato un sistema di "macchie" alberate, in contrapposizione a prati (30 mila metri quadrati di manto erboso) e altre radure. Un lungo ruscello attraverserà la zona centrale. Oltre al mantenimento degli esistenti alberi di Bagolaro e degli agrumeti, il progetto prevede la piantumazione di 2.400 alberi e quasi 38 mila arbusti, con una prevalenza di essenze mediterranee. Ci saranno, inoltre, itinerari per pedoni e ciclo-amatori e spazi destinati ad attività ludico-ricreative. Fra questi, un teatro all'aperto, un'area di circa mille metri quadrati riservata al gioco dei bambini e, ancora, una pista di pattinaggio, un campo da bocce e un percorso da training. Sarà anche restaurato un casale ottocentesco (Villa Forni) i cui locali si utilizzeranno per il servizio accoglienza. Gli ingressi al parco saranno tre: da via Ernesto Basile, a pochi passi dal nuovo parcheggio in costruzione; da via Altofonte (prosecuzione del corso Pisani) e da Villa Forni (corso Pisani). |
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Scritto da Carmelo Galati
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giovedì 21 febbraio 2008 |
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Monta la protesta tra le rappresentanze studentesche dell’ateneo palermitano in merito alle dichiarazioni del Magnifico Rettore Giuseppe Silvestri sull’ipotesi di aumento del 20% delle tasse che gli studenti dovranno versare per l’iscrizione al prossimo anno accademico. Il Rettore in una dichiarazione ha affermato che " l'ipotesi di aumenti è stata deliberata lunedì pomeriggio in commissione Tasse e contributi e deve ancora passare all'approvazione del Consiglio di amministrazione. In ogni caso il livello di tassazione all'Università di Palermo è fermo al 2002 e, soltanto per recuperare l'inflazione, occorre un incremento dei contributi del 13 per cento. Ho delegato alcuni componenti della commissione Tasse a discutere la proposta preventivamente con il Consiglio degli studenti, che si è detto favorevole a un incremento che arrivi al 20 per cento, per recuperare l'inflazione e avere anche qualche margine". Ieri si è riunita la giunta di presidenza del consiglio degli studenti, massimo organismo di rappresentanza studentesca dell’ateneo, guidata dal presidente Angelo Sarda che ha smentito con un comunicato ufficiale le parole del Magnifico Rettore in riferimento alla favorevole pronuncia da parte del consiglio. “la Giunta di presidenza del consiglio degli studenti, sulla “vicenda tasse”,- si legge nel comunicato- disconoscendo le posizioni erroneamente attribuite al consiglio precisa che non esiste alcuna delibera in merito. Non è stata presa alcuna decisione perché l’aumento delle tasse è un atto di imperio del CDA dell’ateneo e il consiglio degli studenti non ha potere decisionale ma soltanto consuntivo e per l’emissione del parere c’è tempo fino al 30 giugno. I Rappresentanti degli studenti in CDS sono contrari all’aumento del 20% richiesto dall’ateneo. In merito all’esigenza di adeguare le tasse secondo il tasso ISTAT del 13% si puntualizza che tale aumento risulterebbe comunque troppo oneroso. Pertanto riteniamo che vada dilazionato in due anni e non fatto gravare sulle tasse di un solo anno accademico. Nel ribadire l’assoluta compattezza del consiglio degli studenti, prima di prevedere un qualsiasi aumento, si richiede un impegno ufficiale dell’amministrazione sugli investimenti nei servizi destinati agli studenti. In particolare segreterie, mense, biblioteche e informatizzazione dell’Università degli studi di Palermo. Inoltre – precisano ancora i rappresentanti nel CDS- se +è vero che le tasse a Palermo sono le più basse a livello nazionale, è altrettanto vero che il reddito familiare medio siciliano è tra i piu bassi d’Italia. Anche i servizi attualmente offerti dall’ateneo palermitano sono di gran lunga inferiori alla media nazionale.” Negli scorsi giorni a protestare in piazza per l’ipotesi degli aumenti erano stati gli studenti di Azione giovani e Azione universitaria. Proprio a seguito della loro protesta è venuta a risposta dichiarazione del Rettore che ieri è stata smentita in toto dal CDS. La protesta è montata anche nelle facoltà. Mercoledi alcuni rappresentanti degli studenti del consiglio di Facoltà di Architettura hanno duramente protestato attaccando le affermazioni del Rettore. “ I servizi di questo ateneo non sono per nulla adeguati a quella che è la domanda degli studenti e le tasse finora pagate- affermano Viviana Di Lisciandro e Monica Greco rappresentanti degli studenti nel CDF di Architettura- La nostra biblioteca ad esempio, la più frequentata dell’ateneo con oltre trenta mila utenti l’anno, ultimamente non riesce a garantire nel migliore dei modi gli orari di apertura al pubblico viste le notevoli mancanze di personale. Il problema è vecchio di anni come le nostre proteste ma l’amministrazione dell’ateneo non ne ha mai tenuto assolutamente conto. Una biblioteca chiusa dentro un Ateneo è un grave disservizio per gli studenti e per la loro formazione . Non va meglio nelle segreterie,- continuano le rappresentanti- i plichi delle tasse di quest’anno non sono arrivati a molti studenti e cio a provocato notevoli disagi, le materie vengono caricate in tempi biblici. Assurdo che provvedimenti di annullamento di materie giungano agli studenti con oltre un anno di ritardo da quando questi hanno sostenuto esami” Carmelo Galati Tardanico articolo pubblicato su siciliainformazioni.it |
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Scritto da Carmelo Galati
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mercoledì 16 gennaio 2008 |
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il preside Angelo Milone guida la facoltà di Architettura ed è fratello di un assessore della giunta comunale la manager Cleo Li Calzi, consulente del Comune per i rapporti con la Ue, dovrebbe occuparsi dei finanziamenti l' architetto Teresa Cannarozzo docente di Urbanistica è tra i designati nel gruppo di lavoro Al vertice della squadra sarà Bruno Gabrielli, autore dei prg di Genova e Parma. Ultimatum di Scimemi al sindaco: 'Firmi le nomine o mi dimetto' Si attende solo la firma del sindaco Diego Cammarata. Se non arriverà entro la fine della settimana, l' assessore al Centro storico Nino Scimemi potrebbe dimettersi. Così ha fatto sapere. è lui che ha annunciato per primo e portato avanti il bando per creare la squadra incaricata di elaborare il nuovo piano particolareggiato per il recupero degli antichi mandamenti di Palermo. I nomi dei vincitori della selezione si conoscono già ma tarda ancora ad arrivare l' ufficializzazione. A presiedere lo staff, composto da cinque esperti e che avrà un anno di tempo per elaborare il nuovo piano, sarà il professore Bruno Gabrielli ovvero uno dei più illustri urbanisti italiani: ha apposto la sua firma al piano regolatore di Genova, al piano per l' area metropolitana di Torino e ai Prg, fra gli altri, di Imperia, Parma, Piacenza, Pescara, Pisa, e in Sicilia di Siracusa, Menfi e Paternò. Gabrielli è stato anche progettista coordinatore del Ppe di Erice. Al suo fianco dovrebbero lavorare Angelo Milone, preside della facoltà di Architettura di Palermo e fratello di Mario (assessore comunale all' Urbanistica), e Maurizio Carta, pure lui docente ad Architettura, considerato vicinissimo al professore Antonino Bevilacqua, già consulente di Cammarata e fra i fedelissimi del presidente dell' Ars Gianfranco Miccichè. Su Milone e Carta i giochi sono fatti ormai da tempo. Cioè, il sindaco ha dato il suo benestare senza dubbio alcuno. Meno fluida, invece, appare la nomina degli altri due componenti dello staff, almeno a sentire le voci che s' inseguono a Palazzo delle Aquile. In ogni caso i designati sono, stando sempre alla selezione, la professoressa Teresa Cannarozzo, anche lei docente di Urbanistica, e Cleo Li Calzi, esperta di Palazzo delle Aquile per i rapporti con l' Unione europea che nell' elaborazione del nuovo Ppe dovrebbe occuparsi del settore economico, ovvero di tutti i finanziamenti che si possono ottenere per risanare la città vecchia. Gli altri settori nei quali sarà diviso il lavoro riguardano le normative, cioè tutta la legislazione vigente che può riguardare il centro storico, e le correlazioni con il resto della città. Quando il sindaco firmerà le lettere di incarico per i cinque esperti, partirà di fatto il lavoro destinato alla creazione di un elaborato che manderà definitivamente agli archivi il precedente piano particolareggiato redatto da Leonardo Benevolo, Pierluigi Cervellati e Italo Insolera, ispirato al principio della conservazione rigorosa e del recupero filologico. Non è dato sapere, naturalmente, quali modifiche sostanziali apporrà lo staff di Gabrielli, ma di certo il dibattito sul risanamento nel corso degli ultimi anni si è incrociato troppo spesso con la cronaca nera per via dei crolli di antiche palazzine mai ristrutturare eppure abitate, quasi sempre abusivamente. Pochi giorni fa l' assessore al Centro storico Scimemi ha presentato i dati del censimento del rischio nei vecchi mandamenti. Si è scoperto così che duecento persone ogni sera vanno a dormire in case diroccate che potrebbero venire giù da un momento all' altro. |
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Scritto da Carmelo Galati
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martedì 15 gennaio 2008 |
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Scelte urbanistiche sbagliate, architetti sotto accusa di Teresa Cannarozzo* La storia infinita della ricostruzione del Belice è emblematica del fallimento delle politiche attuate dallo Stato a favore del Sud e di quelle non meno fallimentari messe in atto dalla Regione. Ma segna anche il fallimento delle proposte di urbanisti e architetti che con maggiore o minore buona fede si sono cimentati nella ricostruzione disegnando piani territoriali, ideando nuove città, progettando architetture. |
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